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Romania

Proiezione Verticale

primo avvicinamento a Constantin Brâncusi 

 

 

Il volo ha occupato tutta la mia vita.
Io non voglio rappresentare un uccello ma il volo, il dono, lo slancio.
Constantin Brancusi

 


 Crediti 

Proiezione verticale
di e con Febo Del Zozzo
drammaturgia Bruna Gambarelli
scene e allestimento Febo Del Zozzo
assistente di produzione Noemi Piccorossi
cura Federica Rocchi

Prima rappresentazione (primo studio) 21 novembre 2013 DOM la cupola del Pilastro, Bologna.

In seguito rappresentato nella sua forma definitiva al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna il 24 e 25 ottobre 2014 nell’ambito di VIE festival curato da Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Il progetto Proiezione Verticale - Avvicinamento a Constantin Brâncusi è stato realizzato
in collaborazione con Museo Nazionale di Bucarest, Istituto Italiano di Cultura 
di Bucarest, Teatro Bulandra di Bucarest, Città di Targu Jiu, Consolato di Timisoara,
Bakelit Multi Art Center di Budapest, Avant Rue di Parigi, Tornabuoni Art di Parigi,

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna.

Con il contributo di Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla Cultura, Ministero per i Beni e le Attività Culturali


 

 

 

 

Proiezione verticale indaga, attraverso i linguaggi del teatro contemporaneo, una delle più famose opere dello scultore rumeno Constantin Brâncusi, la Colonna senza fine, di cui l’artista realizzò diverse versioni. La più nota Colonna si trova nel Parco Monumentale di Targu Jiu ed è una struttura modulare in metallo alta circa trenta metri che pesa 29 tonnellate che riprende le antiche forme lignee dei pilastri che sorreggono le case tradizionali rumene.

La performance Proiezione verticale è uno svelare a poco a poco l’atelier di Brâncusi, dove l’artista solitario lavora la materia con calma e sicurezza. 

La pratica artistica è evocata attraverso una partitura silenziosa di azioni, gesti e immagini. All’inizio, l’atelier dell’artista è coperto da un velo e le azioni dell’attore sono quasi impercettibili. Lo spazio scenico è un parallelepipedo chiuso, dove l’attore lavora senza discussioni apparenti con sé stesso. Poi, l’attore scopre la scena e rivela uno spazio ben perimetrato, con i suoi confini bianchi e le superfici vuote.

 

IL VIAGGIO DI LAMINARIE

Il primo studio dello spettacolo Proiezione verticale ha debuttato presso il teatro DOM La cupola del Pilastro di Bologna nel febbraio 2013. Nell’estate 2013, la compagnia ha intrapreso un viaggio di oltre 6.000 km via terra per attraversare l’Europa sulle tracce dello scultore rumeno, che all’inizio del Novecento compì un leggendario viaggio a piedi per raggiungere Parigi dal suo paese natio, la Romania. Il lento viaggio di Laminarie, che ha attraversato l’Europa da est a ovest collegando le città di Craiova, Bucharest, Timisoara, Budapest e Parigi, è stato innanzi tutto un percorso di ricerca teatrale volto ad approfondire la vita e l’opera di

Brâncusi, in vista delle successive tappe produttive. Un’impresa che cerca il confronto con un tempo e un ritmo diversi, nonché con l’imprevisto e la difficoltà, nella consapevolezza che percorrere fisicamente le distanze sia un importante mezzo per permettere al lavoro artistico di sostanziarsi attraverso l’esperienza diretta.

 

VIA TERRA

Un film documentario che racconta il viaggio di Laminarie attraverso l’Europa: le tappe e i chilometri percorsi, gli incontri, i luoghi di spettacolo, i paesaggi attraversati.

 

Constantin Brâncusi (1876 - 1957)
Fu uno degli scultori più influenti del XX secolo. Nasce nel 1867 in Romania e raggiunge Parigi nel 1904 con un leggendario viaggio a piedi attraverso l’Europa. Le opere di Brâncusi sfuggono alla catalogazione in un movimento artistico preciso e tendono all’essenzialità e universalità delle forme. La maggior parte delle sculture di Brâncusi sono oggi visibili nell’Atelier Brâncusi, situato di fronte al Centro Pompidou a Parigi.

 

 


PRESS

 

La compagnia Laminarie da tempo procede su un doppio binario, o paradosso. Da una parte negli spettacoli si interroga fisicamente su una sorta di teatro-lavoro, che per azioni concrete prova a snidare la spiritualità dallamateria. Dall’altra, nello spazio di Dom al Pilastro, lavora in una zona di Bologna ritenuta da sempre “difficile”, dimostrando come nelle periferie si possa fare cultura e si riesca, addirittura, a far scattare parecchie scintille tra la gente comune e l’arte di ricerca o d’avanguardia.

Non a caso di recente, per questo lavoro sui confini, ha riportato in una città come Bologna in decadenza artistica (teatri espugnati dallo spettacolo d’intrattenimento, lo Stabile sull’orlo del fallimento) un premio speciale Ubu, che non arrivava da un po’ di tempo. Adesso ha presentato uno spettacolo dedicato allo scultore Constantin Brancusi come incipit di una bella stagione intitolata Quello che si ha.

Più che uno spettacolo in realtà Proiezione verticale è dichiarato “un primo avvicinamento a Brancusi”. Si tratta di una quarantina di minuti che si aprono con una breve conferenza della storica dell’arte Silvia Evangelisti (nota come ex direttrice di Arte Fiera) e di una baluginante performance di Febo Del Zozzo, tra pietre, veli, pali, con la costruzione di un totem che allude alla famosa Colonna infinita di Brancusi. Gli atti successivi a questo […] si annunciano come sorprendenti: per esempio un viaggio a piedi degli elementi del gruppo con bambini da Bologna alla città rumena dove nacque lo scultore e da lì poi fino a Parigi, seguendo le tracce dell’artista, che partì dalla terra natia per la capitale dell’arte mondiale, agli inizi del Novecento, usando come mezzo di trasporto le proprie gambe. Segno di una radicalità, che a Brancusi faceva cercare le forme nella materia grezza, e gliele faceva estrarre con la forza e il genio delle mani, scalpellando la pietra, lavorando, da artigiano fuori dai giochi delle scuole di avanguardia, vari materiali. Silvia Evangelisti, con bella grazia, ci spiega tutto questo e ci introduce ad alcune opere nodali dello scultore, alla sua amicizia con Modigliani e alle influenze sulla scultura di quest’ultimo. Ci porta tra la pietra, il legno e l’esigenza di bucare il cielo, di trascendere la realtà inventando qualcosa che è contenuto già nella materia delle cose.

Del Zozzo rende azione fisica quello che prima abbiamo ascoltato. Inizialmente in una camera a forma di parallelepipedo, nascosto da teli, come sfocato movimento, come suono di scalpello, come ombre. Il mistero dell’arte, tra luci fioche o lampade da lavoro, che all’improvviso squarciano il clima crepuscolare. Poi lima, sega, mentre intorno incombe rumore di tuono. Infine con una scala infigge in un sostegno l’asse, un palo, per alludere alla Colonna infinita, mentre rumori di gabbiani evocano la spinta verso l’alto, il desiderio non di rappresentare il volo, ma di slanciarsi oltre le apparenze, alla ricerca di qualche invisibile essenza che ci circonda e che di solito non vediamo. L’azione è semplice, un fare funzionale che all’improvviso scarta e aggiunge senso. […]

Massimo Marino, Il Brancusi di Laminarie: l’infinito della materia, su Controscene, boblog.corrieredibologna.corriere.it

 

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